La Legge di Bilancio 2018 stabilisce che “gli obblighi di conservazione si intendono soddisfatti per tutte le fatture elettroniche nonché per tutti i documenti informatici trasmessi attraverso il Sistema di Interscambio e memorizzati dall'Agenzia delle Entrate”; viene meno quindi l’obbligo di conservazione ai soli fini fiscali disposti dall'art 3 del DM 17 Giugno 2014. 

Pienamente in linea anche il Codice dell’Amministrazione Digitale (CAD), che nella sua sesta versione recentemente approvata, nel regolare i rapporti di fatturazione con lo Stato chiarisce che è da ritenersi cessato l’obbligo di conservazione per i contribuenti privati essendo le fatture conservate dalla PA e agevolmente accessibili all'occorrenza anche dalla controparte. 

La disciplina civilistica invece, con l’art 2220 che sancisce l’obbligo di conservazione decennale di scritture, fatture e della corrispondenza con il fisco in generale, si contrappone a quanto sopra costituendo capitolo a sé stante. D'altronde basta pensare alla necessità di esporre in tribunale una fattura per una causa civile ed alle possibili conseguenze, costi inclusi, derivanti dalla mancata disponibilità del portale AdE legata a motivi tecnici. 

Agli aspetti normativi si aggiungono poi le esigenze gestionali: per un’azienda infatti la fattura rappresenta un documento fondamentale sia con riferimento ai rapporti commerciali che nella catena aziendale interna che lega i processi di approvvigionamento, di produzione e infine di vendita di un determinato bene. Essa deve esser quindi agevolmente e rapidamente consultabile e collegabile ad altri documenti/flussi. 

In conclusione, possiamo affermare che la conservazione digitale non solo è ancora necessaria normativamente ma è auspicabile che, a prescindere dagli obblighi normativi, rimanga anche in futuro tra le priorità gestionali delle aziende per migliorare l’efficienza interna e la competitività delle stesse nel mercato favorendo la riduzione dei costi. 

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